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| Q. Perché la fisarmonica? |
| A. Io e mio fratello Moreno eravamo interessati alla musica e un parente che si dilettava da autodidatta alla fisarmonica ci presentò un giovane insegnante di Spoleto, Renzo Tomassetti, con cui iniziammo le lezioni di fisarmonica. Io avevo 12 anni e mio fratello 11. |
| Q. Quale modello utilizzi (piano, cromatica, bassi sciolti cromatici o per quinte) e perché? |
| A. Attualmente utilizzo
una fisarmonica a piano a 45 tasti con bassi sciolti cromatici (per terze
minori) con sistema internazionale (con le note gravi in alto). Sono arrivato
a questo modello dopo una lunga storia
ho iniziato con uno strumento
tradizionale e quando sono passato ai bassi sciolti l'ho fatto con il
sistema per quinte, che ho suonato fino a 19/20 anni fino ad arrivare
ad un modello ad otto file e con la quinta voce (2 2/3) con il quale ho
vinto i principali concorsi italiani ed internazionali. Poi per qualche anno ho quasi smesso di suonare; dopo un periodo da Ufficiale nell'esercito mi sono iscritto all'università perché non credevo in un futuro da concertista puro. In quel periodo arrivò la chiamata dall'azienda FARFISA e mi rimisi in gioco trasformando radicalmente il mio approccio allo strumento: per alcuni mesi mi dedicai alla fisarmonica a bottoni, sistema internazionale (a destra e sinistra) con bassi fino a prepararmi per un intero concerto; mi resi però conto che le sensazioni che provavo suonando dal vivo non erano le stessa: la connessione fra mente ed espressività non era diretta ma passava attraverso una serie di "calcoli" per stare sulle posizioni giuste. Ho quindi preferito tornare al sistema a piano e dopo varie esperienze ho valutato che per me era preferibile uno strumento in quarta con bassi sciolti cromatici (o per terze minori che dir si voglia), un 16+16 (8+8), che preferisco a quello in terza (16+16+4). |
| Q. Ci parli in modo più approfondito dei tuoi studi? |
| A. Negli anni in
cui ero studente la fisarmonica era in piena evoluzione e trovò
tutti un po' impreparati; gli stessi insegnanti crescevano insieme agli
allievi procurandosi musiche e registrazioni adeguate e procedendo un
po' a tentativi. Oltretutto nella scuola citata io ero l'allievo più
anziano e aiutavo il maestro nelle lezioni, specialmente per i bassi sciolti.
Ci fu un periodo in cui nella nostra scuola molti allievi cambiarono sistema;
ricordo per esempio Luciano Biondini che in quel periodo suonava ancora
lo strumento a piano. La mia fortuna è stata quella di partecipare al Trofeo Mondiale a soli 15 anni. Fu la bellissima edizione del 1981 che si svolse a Castefidardo e dove ebbi l'occasione di conoscere tante scuole, musicisti, insegnanti e nuove mentalità, che aiutarono a trovare appunto dischi e letteratura all'avanguardia. |
| Q. In quel periodo c'è da ricordare che la fisarmonica in Italia non aveva un riconoscimento statale (conservatorio) e affermarsi in grosse competizioni - fra l'altro piene di partecipanti - era l'unico modo per emergere. Quali sono stati tuoi più importanti successi? |
| A. La mia avventura didattica (lezioni e concorsi) in sostanza è stata molto breve; infatti ho iniziato a 12 anni e a 18 anni ho vinto il Trofeo Mondiale. Quindi soltanto 6-7 anni di lezioni e competizioni; immediatamente dopo, come accennato sopra, ho iniziato l'università e la collaborazione con aziende di strumenti musicali. |
| Q. Le tournée in collaborazione con le aziende e la conseguente attività imprenditoriale: come è successo? Lo avevi preventivato? |
| A. Quando la più grande
azienda italiana di strumenti musicali, la Farfisa, fu acquisita dalla
Bontempi, la riunione dei marchi Farfisa, Scandalli
e Paolo Soprani, insieme a Bontempi,
Furnstein, etc. creò un grosso polo musicale. Questa nuova realtà
cercava un giovane musicista per le dimostrazioni nelle fiere e per consulenze
musicali, e dopo aver provato diversi personaggi già noti scelsero
me, probabilmente perchè, oltre ad essere l'ultimo vincitore italiano
del trofeo Mondiale, avevo anche esperienze nell'elettronica, conoscenza
discreta di lingue straniere e l'età giusta per garantire continuità
nel lavoro di sviluppo dei prodotti. Fui assunto a tempo pieno, ma mantenendo
la possibilità di continuare gli studi e con la prospettiva di
diventare un manager dell'azienda. Un'azienda separata dal gruppo, gestita dalla Farfisa insieme a Leonardo e Luciano Menghini - due artigiani già allora di grande esperienza - costruiva le fisarmoniche Paolo Soprani e Scandalli; io ne fui prima il musicista e poi il Product Manager. In seguito fu deciso di separare completamente queste due realtà e quindi decisi di entrare in società con i Menghini, allargando anche il parco prodotti che oggi consta di tutti i tipi di fisarmoniche e che esportiamo in tutto mondo. |
| Q. Nella tua produzione industriale incontriamo marchi prestigiosissimi (Scandalli, Paolo Soprani); quale approccio hai avuto nella realizzazione qualitativa di questi prodotti? Che percorso avete seguito per riprodurre il famoso SUPER VI Scandalli? |
| A. Quello che ha fatto la felicità
dei nostri clienti è stato l'avere come interfaccia un musicista.
Io sono naturalmente incline a privilegiare la qualità alle necessità
produttive, ma ho sempre ben presente l'indispensabile attributo della
commerciabilità. La fama della Paolo Soprani era legata soprattutto
alle voci, che erano prodotte direttamente in azienda. Oggi nessuna azienda
produce internamente le proprie voci, ma noi abbiamo mantenuto gli stampi
originali Paolo Soprani, con i quali una azienda fornitrice produce in
esclusiva per noi queste voci così caratteristiche ed amate. Nell'approccio
al SUPER VI Scandalli abbiamo optato per la qualità pura. Siamo in possesso di due strumenti storici dell'epoca d'oro della Farfisa (un SUPER VI Scandalli ed un ARTIST VI Settimio Soprani, che poi sono la stessa cosa) che sono fisarmoniche straordinarie di una qualità tuttora insuperata e quello che noi facciamo, con i mezzi di oggi (per certi versi anche i limiti di oggi), è la ricerca continua su ogni particolare di quei prodotti. Per l'aspetto "legno" siamo arrivati praticamente allo stesso oggetto perché abbiamo una falegnameria interna molto capace e perché il Super VI è tutto fatto a mano; per gli aspetti meccanici oggi tecnicamente è possibile lavorare anche meglio grazie ad attrezzature molto più sofisticate di un tempo. Per quanto riguarda le voci il discorso è più delicato: oggi è quasi impossibile trovare artigiani in grado di mantenere quella qualità in una produzione a medio -lungo termine, anche se utilizziamo sempre le migliori voci a mano disponibili sul mercato. Il problema principale è che si possono ottenere giochi di voci di altissima qualità solo per pochi strumenti all'anno; ed inoltre, ammesso che tale qualità sia costante, i costi sono enormi. Se facessimo il calcolo esatto del costo di un gioco voci fatto nella maniera degli anni 60, il prezzo finale degli strumenti esploderebbe a livelli di assoluta invendibilità. Naturalmente molte cose che prima si facevano completamente a mano oggi si possono avvalere dell'aiuto di macchine estremamente sofisticate. Il problema è che tali macchine hanno prezzi e costi di gestione fuori dalla portata delle aziende produttrici di fisarmoniche, perciò l'unico modo per noi è di rivolgerci ad aziende più grandi che usano tali macchine per altri scopi e, nei ritagli di tempo, cercano di accontentare anche noi. Certamente però non investono in ricerce ed esperimenti per i nostri scopi; ma io sono confidente che questa tecnologia sarà presto disponibile anche ai nostri livelli di budget. Siamo comunque sempre in evoluzione e ci avviciniamo lentamente alla riproduzione fedele del vecchio Super VI . Esteticamente abbiamo ricercato lo stesso look, stessa forma e dimensioni; per quanto possibile abbiamo riutilizzato vecchi stampi e, ove non disponibili, stampi nuovi identici a quelli originali (ad esempio il caratteristico tastino dei registri era andato perduto e abbiamo ricostruito lo stampo) con investimenti, anche per piccoli particolari, che ragionevolmente sarebbero ingiustificati. Lo stesso discorso vale per le viti di chiusura del mantice, le lettere del marchio, insomma, miriamo alla perfezione. Tra me e miei soci, prevale sempre la passione per lo strumento sull'attenzione alla gestione aziendale. |
| Q. Quali sono i motivi della recente fusione con un'altra grande azienda ( la SEM) e quali i vostri obiettivi? |
| A. Questo è un discorso
che ha radici nel vero grande problema della fisarmonica italiana oggi:
la mano d'opera qualificata è sempre meno disponibile ed è
sempre più difficile produrre grandi volumi di prodotti ad un alto
standard qualitativo costante. Oltretutto di fisarmoniche ne esistono
tantissimi tipi e modelli e noi, per via della notorietà dei marchi
e la conseguente presenza in tutti i mercati del mondo, dobbiamo farli
tutti. Al di là dei buoni rapporti personali, con la SEM abbiamo verificato che i reparti produttivi erano molto complementari, da una parte una falegnameria con ottime possibilità di incrementare la produzione, dall'altra un reparto tastiere cromatiche completamente assente nella prima insomma per tutta una serie di considerazioni abbiamo deciso di unire le forze prima di tutto per aumentare la produzione in quanto non riuscivamo a star dietro alle richieste e poi per completare i rispettivi cataloghi pur conservando però le differenti caratteristiche costruttive dei diversi marchi. |
| Q. Come concili l'attività imprenditoriale con quella concertistica? |
| A. In effetti è abbastanza difficile io non mi definisco più "concertista", nel senso che non faccio questa professione, in quanto non sono nelle condizioni di preparare un concerto di un'ora; mi limito a mantenere un repertorio e svilupparlo via via per interventi in manifestazioni fisarmonicistiche come festival internazionali, concorsi internazionali, manifestazioni organizzate dai nostri clienti e in sostanza lo vedo come un aiuto che l'azienda offre in supporto ai propri prodotti; oppure cerco di lavorare su cose nuove come un progetto con orchestra sinfonica realizzato di recente. Quindi non faccio più il concertista ma c'è di buono che posso suonare quello che mi piace senza tener conto delle direzioni dell'ambiente. |
| Q. Usi uno strumento (un modello) costruito appositamente per te o è possibile acquistarlo in catalogo? Perché lo hai scelto? |
| A. La mia fisarmonica - Scandalli
linea Conservatorio mod. P462 - è un modello che abbiamo in catalogo
con piccole personalizzazioni che il cliente può richiedere come
l'accordatura a 442 Hz o la disposizione dei registri. Ovviamente lo strumento
è stato realizzato in base a mie specifiche, ma praticamente i
concertisti nostri clienti accettano in pieno il modello come standard.
Come dicevo prima ho avuto diversi modelli e sistemi
per la parte
destra sono arrivato alla conclusione che il rapporto migliore tra qualità,
possibilità timbriche e peso sia uno strumento a 45 tasti e con
4 voci. Accordatura senza nessun tremolo, con il LA a 442Hz. A sinistra ho a lungo esitato tra il sistema italiano e quello russo. Ho scelto quello italiano, ma non credo si possa dire meglio dell'uno o dell'altro. Ho avuto strumenti con 3 voci ai bassi sciolti (16+16+4). Ho constatato che le possibilità timbriche consentite dal piccolo non valevano l'incremento di peso e dimensioni dello strumento. Ora ho solo 2 voci (16+16), con 4/6 voci per i bassi. |
| Q. Cromatica vs Piano? |
| A. Fermo restando che ho scelto
lo strumento a piano perché con questo ho iniziato, ad un allievo
che voglia intraprendere gli studi classici consiglierei lo strumento
cromatico (più il sistema russo che quelli internazionale), però
da un punto di vista fonico e sonoro - grazie anche a tante prove che
ho fatto - dico che una fisarmonica a piano suona meglio di quella cromatica,
soprattutto in quelle da concerto. Ad esempio la disposizione delle file di voci nella fisa a piano consente un timbro più uniforme e un movimento meccanico più diretto e preciso rispetto al sistema di leve imposte nello strumento cromatico; a livello esecutivo si riesce anche ad avere un rapporto personalizzato con il tasto in quanto il peso varia a seconda di dove appoggi il dito, un po' come il pianoforte, dove anche il materiale e le dimensioni del tasto influiscono sul timbro finale. Sempre a livello esecutivo il musicista a piano ha sotto controllo il senso delle tonalità molto di più di quello "a bottoni" dove le posizioni da un punto di vista tecnico tendono ad essere sempre le stesse. |
| Q. Hai preferenze particolari nella scelta del repertorio concertistico, in solo e in ensemble? |
| A. Per quel che riguarda il
repertorio sono un po' dispiaciuto perché viene trascurato quello
che era il repertorio italiano: Pozzoli, Fugazza, Fancelli, Ferrari Trecate
e tanti altri, che avevano scritto delle cose molto interessanti. In sostanza
non sono dimenticati ma i fisarmonicisti più noti li tralasciano
completamente e nei programmi di conservatorio (anche esteri) non è
previsto almeno un approfondimento degli autori italiani di quel periodo. Secondo me bisognerebbe avere più attenzione per loro, anche considerato che invece oggi si esaltano autori a mio parere piuttosto poveri di talento Infatti io qualcosa di Fancelli o Fugazza lo suono sempre; attingo anche dal repertorio russo scegliendo con attenzione fra i vari autori disponibili; ciò che non suono è il repertorio contemporaneo, sia perché non lo amo particolarmente, sia perché scontenterebbe troppo il mio pubblico ma sia chiaro non sono contrario al contemporaneo e ritengo che anche lì bisogna fare molta attenzione a selezionare qualitativamente le proposte dei compositori, soprattutto, sperimentali. Per quel che riguarda l'ensemble credo che tutte le scuole e i conservatori dovrebbero spingere in questa direzione, perché questa è una delle principali lacune della fisarmonica: esiste poco di scritto, ancora meno di scritto bene, e il fisarmonicista è sempre in difficoltà quando suona con altri. |
| Q. Cosa pensi delle attuali direzioni della fisarmonica? |
| A. Analizzando ad ampio raggio
la situazione vediamo che diverse zone rispondono in maniera molto differenziata.
Ad esempio, nel Nord del Regno Unito e in Irlanda la riscoperta della
musica celtica ha riportato in vista il suono della fisarmonica con benefici
per tutto il nostro mondo; mentre in Brasile, nonostante la fisarmonica
sia molto apprezzata, vi sono problemi economici che limitano il mercato.
Nell'Est dell'Europa vi è un discorso classico molto interessante
mentre in Italia non c'è vera innovazione e nonostante un miglioramento
generale non si trovano elementi che stanno esplorando tipi di musica
nuovi. A livello mondiale abbiamo avuto Piazzola che ha riavvicinato la gente al suono dell'ancia (il bandoneon funziona praticamente nella stessa maniera di una fisarmonica) e speriamo di avere presto sempre più artisti e compositori di talento che si appassionino alle nostre possibilità timbriche ed espressive. |
| Q. Una definizione dell'arte? |
| A.Secondo me l'artista è colui che riesce a trasmettere agli altri la grande varietà emozionale a cui il suo talento lo innalza: in questo senso credo che la musica sia al di sopra della altre arti, perché è l'unica che unisce l'artista e l'ascoltatore in una fuggevole ed irripetibile comunione emotiva che dura il tempo del concerto. Per questo non amo molto registrare dischi o video. Li considero documenti, ma non opere da dove si possa veramente apprezzare il talento di un artista. |